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INDICE NON TUT TO D I P ENDE DA T E Cuntrollu LA FOR TUNA NON È UGUAL E P E R TUT T I Furtuna IL CASO CAMBIA LE REGOLE Casualità GLI ALTRI NON SONO SOTTO IL TUO CONT ROL LO Libirtà

IL CORPO HA LE SUE REGOLE Saluti IL TEMPO NON TRATTA Tempu LA P E RD I TA FA PAR T E DE L LA V I TA Pèrdita QUANDO LA REALTÀ NON SEGUE I TUOI PIANI Canciamentu LA MI A V I S I ONE Accittazioni

INTRODUZIONE Ci sono cose nella vita che puoi scegliere. Puoi scegliere dove lavorare. Puoi scegliere cosa comprare. Puoi scegliere con chi passare il tuo tempo. Puoi scegliere se iniziare qualcosa oppure lasciar perdere. Puoi anche scegliere di cambiare completamente strada. Ma poi ci sono tutte le altre cose. Quelle che non chiedono il tuo permesso. Puoi fare attenzione alla tua salute e comunque ammalarti. Puoi amare una persona e perderla. Puoi lavorare per anni e perdere tutto in pochi mesi.

Puoi prepararti per qualcosa e vedere un imprevisto cambiare completamente i tuoi piani. Puoi comportarti bene con qualcuno e scoprire che quella persona non farà lo stesso con te. Puoi essere nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Oppure nel posto giusto nel momento giusto. A volte basta questo. Una coincidenza. Una telefonata. Un incontro. Un incidente. Una malattia. Una persona che arriva. Una persona che se ne va. E improvvisamente la vita prende una direzione diversa. Per molto tempo pensiamo che tutto dipenda da noi. Ci dicono di impegnarci. Di lavorare duro. Di essere positivi. Di pianificare.

Di costruire il nostro futuro. E tutto questo ha senso. Ma c’è una parte della realtà che spesso dimentichiamo. Puoi fare tutto quello che devi fare e perdere comunque. Puoi fare tutto quello che non dovevi fare e avere comunque fortuna. Non è giusto. Ma la vita non ha mai promesso di esserlo. Questo libro nasce da questa domanda. Quanto della nostra vita dipende davvero da noi? E soprattutto: cosa succede quando smettiamo di cercare di controllare ciò che non possiamo controllare? Proverbio siciliano “QUANNU L A S O RT I ‘ UN P A R L A , ‘NÙTILI CA T’AMMAZZI ”

NON TUTTO DIPENDE DA TE Viviamo con l’idea che ogni risultato sia la conseguenza delle nostre scelte. Se lavori duro, prima o poi arriverà qualcosa. Se fai attenzione, eviterai i problemi. Se tratti bene le persone, loro tratteranno bene te. Se programmi tutto nel modo giusto, le cose andranno come previsto. È un modo semplice di guardare la vita e, in parte, funziona. Il problema nasce quando iniziamo a pensare che funzioni sempre. Puoi fare tutto quello che devi fare e ottenere comunque un risultato diverso da quello che avevi immaginato. Puoi prepararti per un esame e non superarlo. Puoi costruire un’attività con attenzione e vederla fallire. Puoi lavorare per anni e perdere il lavoro per una decisione presa da qualcun altro. Puoi amare una persona, rispettarla e fare tutto il possibile per mantenere un

rapporto e scoprire comunque che quella persona ha deciso di andarsene. In questi casi la prima domanda che ci facciamo è quasi sempre la stessa: “Dove ho sbagliato?” A volte la risposta è semplice. Abbiamo sbagliato davvero. Abbiamo fatto una scelta sbagliata, ignorato un problema o sottovalutato qualcosa. Ma non sempre è così. A volte cerchiamo un errore perché abbiamo bisogno di trovare una spiegazione a qualcosa che semplicemente non era sotto il nostro controllo. Immagina due persone che aprono la stessa attività. Entrambe lavorano seriamente, fanno attenzione alle spese, cercano clienti e investono tempo. Una trova il mercato giusto nel momento giusto. L’altra apre pochi mesi prima di una crisi economica. Una cresce. L’altra chiude. Possiamo analizzare le differenze, trovare errori e individuare decisioni che avrebbero potuto essere migliori. Ma non possiamo ignorare una cosa: le due persone non hanno incontrato la stessa realtà. Questo non significa che il lavoro non serva. Significa che il lavoro non garantisce il risultato.

È una differenza importante. Siamo abituati a pensare alla vita quasi come a una macchina. Inserisci le scelte giuste e ottieni il risultato giusto. Ma la vita non funziona così. Ci sono troppe variabili che non controlliamo. Le persone prendono decisioni senza consultarci. L’economia cambia. La salute cambia. Il tempo passa. Le opportunità arrivano oppure non arrivano. Alcune cose succedono per caso. E il caso non guarda quanto ti sei impegnato. Può sembrare ingiusto, perché lo è. Ma riconoscerlo non significa diventare pessimisti. Significa smettere di attribuirci un controllo che non abbiamo. Penso che questo sia uno degli errori più pesanti che possiamo commettere. Quando crediamo che tutto dipenda da noi, ogni problema diventa una colpa personale. Se qualcosa va bene, pensiamo di aver fatto tutto perfettamente. Se qualcosa va male, pensiamo di non essere stati abbastanza bravi. In entrambi i casi stiamo semplificando troppo.

Una persona può essere intelligente e avere sfortuna. Un’altra può essere impreparata e avere fortuna. Una persona può prendere una decisione eccellente e trovarsi comunque davanti a un imprevisto. Un’altra può prendere una decisione mediocre e trovarsi nel posto giusto al momento giusto. Questo non significa che fortuna e caso decidano tutto. Significa che fanno parte del gioco. La nostra parte rimane importante. Possiamo prepararci. Possiamo scegliere. Possiamo imparare dai nostri errori. Possiamo ridurre alcuni rischi. Possiamo costruire una situazione migliore di quella di partenza. Ma non possiamo trasformare l’incertezza in certezza. Anche quando facciamo tutto bene, rimane sempre una parte che non ci appartiene. Pensa a un viaggio. Puoi controllare il carburante, controllare l’auto, scegliere la strada, partire in anticipo e organizzare tutto. Poi può iniziare a piovere. Può esserci un incidente sulla strada. Può rompersi qualcosa che fino a un’ora prima funzionava

perfettamente. Puoi arrivare tardi nonostante avessi fatto tutto correttamente. La preparazione aveva comunque valore. Semplicemente non poteva controllare la strada. Lo stesso succede nella vita. Puoi prenderti cura di un rapporto, ma non puoi decidere cosa proverà l’altra persona tra cinque anni. Puoi mettere da parte dei soldi, ma non puoi sapere quali spese arriveranno. Puoi costruire un progetto, ma non puoi sapere come reagirà il mercato. Puoi prenderti cura del tuo corpo, ma non puoi firmare un contratto con la salute. Puoi organizzare il futuro, ma non puoi viverlo prima che arrivi. Questa consapevolezza cambia anche il modo in cui guardiamo ai nostri fallimenti. Non ogni fallimento dimostra che non siamo capaci.

A volte significa semplicemente che qualcosa è andato diversamente da come avevamo previsto. E non ogni successo dimostra che abbiamo fatto tutto perfettamente. A volte abbiamo avuto anche fortuna. Ammetterlo non diminuisce il valore di quello che abbiamo costruito. Al contrario, ci rende più lucidi. Perché quando capisci che non tutto dipende da te, smetti anche di pretendere che tutto debba andare secondo i tuoi piani. Questo non significa smettere di pianificare. Significa pianificare sapendo che il piano può cambiare. È una differenza piccola, ma cambia completamente il modo in cui affronti gli imprevisti. Se pensi che la tua vita debba seguire esattamente ciò che hai programmato, ogni deviazione diventa

una tragedia. Se invece sai fin dall’inizio che qualcosa può cambiare, riesci a guardare quella deviazione per quello che è: una parte della realtà. Forse la vera libertà non consiste soltanto nel poter scegliere. Forse consiste anche nel sapere quali cose non possiamo scegliere. Non hai scelto dove nascere. Non hai scelto la tua famiglia. Non hai scelto tutte le persone che incontrerai. Non hai scelto ogni evento che ti è capitato. E non sceglierai tutto quello che accadrà domani. Puoi però scegliere cosa fare con quello che arriva. Questa è la parte che rimane nelle tue mani. Il resto no. E forse accettare questa distinzione è il primo passo per smettere di combattere contro una realtà che non può essere controllata.

Proverbio siciliano “NUN TUTTI I GIORNI SONU DOMENICHI.”

LA FORTUNA NON È UGUALE PER TUTTI Ci sono persone che sembrano avere sempre la strada libera. Trovano un lavoro nel momento giusto, incontrano la persona giusta, fanno un investimento che cresce, ricevono un’occasione quando ne hanno bisogno. Altre fanno la stessa cosa e non succede niente. Lavorano, aspettano, provano ancora e continuano a rimanere nello stesso punto. Per molto tempo ho pensato che la differenza fosse soprattutto nell’impegno. Poi ho iniziato a osservare meglio. La fortuna esiste. Non è una spiegazione per tutto e non può diventare una scusa per ogni fallimento, ma ignorarla sarebbe altrettanto sbagliato. Alcune persone partono con condizioni migliori di altre. Alcune incontrano occasioni che altre non incontreranno mai. Alcune si trovano nel posto giusto nel momento giusto senza aver fatto nulla per meritarlo.

Pensa a due persone che vogliono aprire un’attività. Entrambe hanno la stessa voglia di lavorare. Una apre in una zona che pochi anni dopo diventa molto frequentata. L’altra sceglie una strada che lentamente si svuota. La prima cresce. La seconda fatica. Possiamo dire che una è stata più brava? Forse. Possiamo dire che una ha lavorato di più? Forse. Ma c’è anche una parte che nessuna delle due poteva conoscere quando ha iniziato. Il momento. Il luogo. Le persone che avrebbe incontrato. Le condizioni economiche. Quello che sarebbe successo negli anni successivi. La fortuna entra proprio lì, nello spazio che rimane tra ciò che programmi e ciò che accade davvero. Questo non significa aspettare che la fortuna arrivi. Sarebbe un altro errore. Una persona che non fa nulla può anche avere fortuna, ma non avrà molte possibilità di sfruttarla. Se un’occasione passa davanti a te e non sei pronto, potrebbe non servire a niente. La fortuna può aprire una porta, ma non può obbligarti a entrarci. E questo crea una situazione particolare. Non puoi controllare quando arriverà un’occasione, ma puoi decidere quanto sarai pronto quando arriverà.

Un fotografo può passare anni senza incontrare il cliente che cambia la sua carriera. Ma durante quegli anni può migliorare. Un artigiano può lavorare per molto tempo senza trovare il mercato giusto. Ma può continuare a imparare. Un imprenditore può provare diversi progetti senza trovare quello che funziona. Ma ogni tentativo gli lascia esperienza. Poi, magari, arriva una possibilità. E improvvisamente qualcosa cambia. Da fuori sembra fortuna. E in parte lo è. Ma dietro quella fortuna ci sono anche tutti gli anni in cui quella persona si è preparata senza sapere se sarebbero serviti. Questo è il motivo per cui non credo che fortuna e merito siano opposti. Possono esistere insieme. Puoi meritare qualcosa e non ottenerla. Puoi non meritare un’occasione e riceverla comunque. Puoi essere preparato e avere fortuna. Puoi essere preparato e non averla. È difficile accettarlo perché ci piace pensare che il mondo sia ordinato. Ci piace credere che chi lavora bene venga premiato e chi lavora male venga fermato. Nella realtà non funziona sempre così. La vita non distribuisce i risultati seguendo una classifica del merito. Questo vale anche per il punto da cui partiamo.

Nessuno sceglie la famiglia in cui nasce. Nessuno decide quanto denaro avrà la propria famiglia quando viene al mondo. Nessuno sceglie il paese, il periodo storico o le opportunità che troverà davanti a sé. Alcuni nascono già vicino a ciò che altri passeranno tutta la vita cercando. Non è colpa di chi nasce fortunato. Ma non è nemmeno colpa di chi nasce con meno possibilità. La differenza sta nel modo in cui guardiamo queste situazioni. Se pensiamo che tutto dipenda esclusivamente dalle nostre capacità, rischiamo di diventare arroganti quando le cose vanno bene e distruggerci quando vanno male. Se invece riconosciamo anche il peso della fortuna, diventiamo più lucidi. Chi ha avuto successo può continuare a lavorare senza pensare di essere invincibile. Chi ha fallito può continuare a provarci senza pensare di essere incapace. Perché nessuno dei due conosce completamente tutte le variabili che hanno portato al risultato. La fortuna può anche cambiare direzione. Una persona può avere tutto per anni e perdere qualcosa di importante in pochi mesi. Un’altra può passare anni senza opportunità e trovarne una quando ormai aveva smesso di aspettarla. La vita non mantiene sempre la stessa distribuzione.

Ed è proprio questo che rende pericoloso costruire la propria identità soltanto sui risultati. Se pensi che ciò che hai ottenuto sia esclusivamente merito tuo, rischi di credere che durerà per sempre. Se pensi che ciò che hai perso dimostri il tuo fallimento, rischi di portarti addosso una colpa che non ti appartiene. La realtà è più complicata. Ci sono cose che dipendono da te. E ce ne sono altre che arrivano senza chiederti niente. La fortuna è una di queste. Non puoi comandarla. Non puoi comprarla. Non puoi sapere quando arriverà. Puoi soltanto continuare a vivere, costruire e lasciare abbastanza spazio perché, quando qualcosa di inatteso arriverà, tu possa riconoscerlo. Forse è proprio questo il rapporto più sano con la fortuna. Non aspettarla. Non negarla. Non attribuirle tutto. Ma nemmeno dimenticare che esiste. Perché a volte nella vita non basta fare la cosa giusta. A volte serve anche trovarsi nel posto giusto.

E quella parte, semplicemente, non dipende da noi. Proverbio siciliano “CU È FURTUNATU, NASCI CU LA CAMM I S A . ”

IL CASO CAMBIA LE REGOLE Ci sono momenti in cui la vita cambia direzione senza che nessuno abbia deciso di cambiarla. Non arriva una scelta importante. Non arriva un piano nuovo. Succede qualcosa e basta. Una telefonata, un incontro casuale, un incidente, una persona che decide di entrare nella tua vita oppure di uscirne. A volte basta un secondo per cambiare qualcosa che avevi costruito per anni. Il caso è difficile da accettare proprio per questo. Non segue una logica che possiamo capire. Non premia necessariamente chi è preparato e non punisce necessariamente chi ha sbagliato. Può mettere una persona davanti a un’opportunità enorme e lasciarne un’altra completamente fuori. Può far incontrare due persone che non avrebbero mai dovuto incontrarsi e può impedire per sempre un incontro che avrebbe potuto cambiare tutto. Pensa a quante cose della tua vita sono iniziate per caso. Forse hai conosciuto una persona perché quel giorno eri in un posto dove normalmente non vai. Forse hai trovato un lavoro perché qualcuno ti ha chiamato per errore. Forse hai scoperto un’attività

perché un amico ti ha portato con sé una volta. Forse hai comprato qualcosa che poi si è rivelato importante per te soltanto perché quel giorno era l’unica cosa disponibile. Se cambi anche una sola di queste piccole circostanze, forse la tua vita avrebbe preso una strada completamente diversa. Questo non significa che la nostra vita sia governata soltanto dal caso. Sarebbe troppo semplice. Le nostre decisioni contano. Le nostre capacità contano. L’esperienza conta. Il lavoro conta. Ma sopra tutto questo esiste una quantità enorme di eventi che non possiamo prevedere. Ed è proprio questo che rende il futuro diverso da un progetto. Quando costruisci qualcosa pensi naturalmente alle conseguenze delle tue decisioni. Valuti i costi, scegli una direzione e immagini dove vuoi arrivare. Ma tra il punto di partenza e quello di arrivo esiste sempre qualcosa che non hai inserito nel progetto. Un imprevisto. Può essere piccolo. Una macchina che si rompe. Un cliente che non paga. Un viaggio che salta. Una persona che cambia idea. Oppure può essere enorme. Una crisi economica. Una guerra. Una malattia. La perdita di una persona. Un evento naturale. Qualcosa che modifica completamente le condizioni in cui stavi vivendo. In quei momenti capisci una cosa che quando tutto funziona normalmente è facile dimenticare: il piano era soltanto un piano.

Non era una promessa. Puoi avere organizzato tutto perfettamente e trovarti comunque davanti a qualcosa che non avevi previsto. E quando succede, spesso perdi più tempo a chiederti perché sia successo che a capire cosa fare dopo. È una reazione normale. Cerchiamo una causa perché avere una causa ci fa sentire meno impotenti. Se troviamo un responsabile, possiamo pensare che la prossima volta riusciremo a evitarlo. Se invece scopriamo che è stato semplicemente un insieme di circostanze, diventa più difficile accettarlo. A volte diciamo: “Se avessi fatto quella cosa diversamente…” Forse. Ma il problema è che giudichiamo le nostre decisioni conoscendo già il risultato. Quando hai preso quella decisione non conoscevi il futuro. Avevi soltanto le informazioni disponibili in quel momento. È facile essere intelligenti dopo che qualcosa è successo. Questo vale soprattutto per gli errori. Ci sono decisioni che sembrano sbagliate soltanto perché il risultato è stato negativo. Ma una decisione ragionevole può produrre un risultato negativo. Allo stesso modo, una decisione pessima può produrre un risultato positivo. Un giocatore può fare una scelta rischiosa e vincere. Un altro può fare la scelta più prudente e perdere.

Questo non significa che la prudenza non serva. Significa che il risultato non racconta sempre tutta la storia della decisione. Il caso entra proprio in questo spazio. Può cambiare le conseguenze delle nostre azioni senza cambiare le azioni che abbiamo compiuto. E c’è un’altra cosa interessante. Il caso non porta sempre qualcosa di negativo. A volte lo consideriamo soltanto quando ci rovina i piani, ma molte delle cose migliori della nostra vita possono essere nate proprio da qualcosa che non avevamo programmato. Un incontro casuale. Un viaggio deciso all’ultimo momento. Un lavoro accettato perché non ne avevamo trovato un altro. Un progetto iniziato senza sapere dove sarebbe arrivato. Una persona incontrata per coincidenza. A volte ciò che consideriamo una deviazione dal percorso diventa il percorso stesso. Questo è difficile da capire quando siamo concentrati sul controllo. Se hai già deciso dove devi arrivare, qualsiasi deviazione sembra un problema. Ma forse alcune deviazioni non sono errori. Sono semplicemente parti della strada che non avevi previsto. Non possiamo sapere quali saranno importanti mentre stanno accadendo.

È questo il limite. Il caso non ci permette di vedere il significato delle cose in anticipo. Possiamo soltanto guardarle dopo. Ed è per questo che penso sia inutile cercare di controllare ogni dettaglio della propria vita. Puoi prepararti, ma non prevedere tutto. Puoi fare attenzione, ma non eliminare ogni rischio. Puoi scegliere bene le persone che frequenti, ma non controllare le loro decisioni. Puoi costruire un progetto solido, ma non controllare il mondo in cui quel progetto dovrà vivere. A un certo punto devi lasciare spazio all’incertezza. Non perché ti arrendi. Perché la realtà funziona così. Forse la vera capacità non è prevedere tutto quello che succederà. È riuscire a rimanere in piedi quando succede qualcosa che non avevi previsto. Questo cambia anche il rapporto con il futuro. Invece di pretendere che domani sia esattamente come lo hai immaginato, puoi costruire una vita abbastanza solida da poter cambiare direzione quando sarà necessario. Non puoi controllare il vento. Puoi però decidere quanto è solida la barca. E forse è proprio questa la parte che dipende ancora da noi.

Il caso continuerà a cambiare le regole. Noi possiamo soltanto decidere come giocare quando le regole cambiano. Proverbio siciliano “CU CAMPA, VID I. ”

GL I ALTRI NON SONO SOTTO I L TUO CONTROLLO Una delle cose che ci fa perdere più energia nella vita sono le persone. Non perché le persone siano un problema, ma perché continuiamo a pensare di poter controllare il loro comportamento. Ci aspettiamo che siano corrette perché noi lo siamo stati. Che mantengano una promessa perché l’abbiamo mantenuta. Che rimangano quando noi saremmo rimasti. Che capiscano le nostre intenzioni senza doverle spiegare. Ma gli altri non sono una parte del nostro progetto. Sono persone con pensieri, interessi, paure e decisioni proprie. Puoi trattare bene qualcuno e venire trattato male. Puoi essere sincero con una persona che ti mente. Puoi aiutare qualcuno che, quando avrà bisogno di te, non ci sarà. Puoi costruire un rapporto per anni e scoprire che l’altra persona ha cambiato idea. Non

significa necessariamente che tu abbia sbagliato. Significa che l’altra persona aveva la libertà di scegliere qualcosa di diverso da quello che avresti scelto tu. Questo è uno dei limiti più difficili da accettare perché nei rapporti cerchiamo naturalmente una forma di equilibrio. Se io faccio qualcosa per te, mi aspetto che tu faccia qualcosa per me. Se sono leale, mi aspetto lealtà. Se ti rispetto, mi aspetto rispetto. È comprensibile. Ma non è una legge della realtà. Le persone non sono contratti. Puoi dare molto a qualcuno e non ricevere nulla in cambio. Puoi essere una persona importante per qualcuno per dieci anni e poi diventare improvvisamente una presenza secondaria. Puoi essere convinto che un rapporto durerà tutta la vita e scoprire che l’altra persona ha già preso una decisione diversa. E qui arriva una delle differenze più importanti tra ciò che dipende da noi e ciò che non dipende da noi. Puoi scegliere come comportarti con una persona. Non puoi scegliere come quella persona si comporterà con te. Puoi parlare. Non puoi obbligare qualcuno ad ascoltarti. Puoi essere sincero. Non puoi obbligare qualcuno a esserlo. Puoi chiedere scusa.

Non puoi obbligare l’altra persona a perdonarti. Puoi restare. Non puoi obbligare qualcuno a rimanere. Questa distinzione sembra semplice, ma nella vita quotidiana la dimentichiamo continuamente. Cerchiamo di convincere, controllare, spiegare, discutere e correggere gli altri perché pensiamo che, trovando le parole giuste, riusciremo finalmente a ottenere il comportamento che vogliamo. A volte funziona. Molto spesso no. E quando non funziona, continuiamo a insistere. È qui che perdiamo libertà. Non perché l’altra persona ci controlli direttamente, ma perché iniziamo a consumare il nostro tempo cercando di controllare qualcosa che non ci appartiene. Pensa a una persona che continua a criticarti. Puoi spiegarti cento volte. Puoi dimostrare che ha torto. Puoi cercare di convincerla. Ma se quella persona ha deciso di vederti in un certo modo, potrebbe continuare a farlo comunque. A quel punto la domanda non è più come cambiare la sua opinione. La domanda diventa quanto tempo vuoi ancora spendere per cambiarla. Lo stesso vale per chi ti giudica.

La libertà di pensiero è della necessità di non vivere in funzione dell’approvazione degli altri. Non puoi controllare soltanto ciò che gli altri pensano di te. Devi accettare che alcune persone ti capiranno male. Succederà. Potrai spiegarti bene e qualcuno continuerà a non capire. Potrai comportarti correttamente e qualcuno continuerà a pensare che tu abbia sbagliato. Potrai fare una scelta per motivi personali e qualcuno la interpreterà in modo completamente diverso. Non puoi entrare nella testa degli altri. E forse non è nemmeno necessario. Una delle libertà più grandi arriva quando smetti di correggere continuamente l’immagine che gli altri hanno di te. Non significa diventare indifferente a tutto. Significa capire che la tua vita non può essere costruita sulla necessità di essere compreso da chiunque. Anche nelle relazioni più strette esiste questo limite. Puoi conoscere una persona molto bene e comunque non sapere cosa farà domani. Le persone cambiano. Cambiano le loro priorità, i loro desideri, le loro paure. A volte cambiano senza che tu abbia fatto nulla. È difficile accettarlo perché ci piace pensare che i rapporti siano qualcosa di stabile. In realtà sono costruiti da due persone che continuano a scegliere di esserci.

Finché entrambe scelgono la stessa direzione, il rapporto continua. Quando una delle due cambia direzione, qualcosa cambia anche per l’altra. Non puoi impedirlo con la forza. Puoi soltanto decidere come reagire. Questo vale anche per i tradimenti, le delusioni e le promesse non mantenute. Quando qualcuno ci delude, la prima reazione è spesso cercare una spiegazione. Perché lo ha fatto? Come ha potuto? Dopo tutto quello che avevo fatto per lui, come è possibile? A volte una spiegazione esiste. A volte non sarà mai abbastanza. E alcune persone faranno cose che non avresti mai fatto tu. Questo non significa che tu debba diventare come loro. Significa soltanto che devi accettare una realtà semplice: gli altri non ragionano con la tua testa. Puoi scegliere le persone che vuoi vicino. Puoi osservare i loro comportamenti. Puoi stabilire dei limiti. Puoi allontanarti quando un rapporto diventa dannoso. Ma non puoi trasformare una persona in quella che vorresti che fosse.

Questo è un punto fondamentale anche per la libertà. Essere liberi significa scegliere senza vivere sotto il controllo degli altri. Ma esiste un altro tipo di controllo, molto più sottile: passare la propria vita cercando di controllare gli altri. Entrambi portano allo stesso risultato. Perdi tempo. Forse dovremmo smettere di chiederci continuamente perché le persone non si comportano come vorremmo e iniziare a chiederci qualcosa di più semplice: che cosa posso fare io davanti al loro comportamento? Questa domanda riporta il controllo nella parte della vita che ci appartiene davvero. Se qualcuno vuole andarsene, non puoi impedirglielo. Puoi decidere se inseguirlo oppure lasciarlo andare. Se qualcuno vuole giudicarti, non puoi impedirglielo. Puoi decidere quanto peso dare al suo giudizio. Se qualcuno ti manca di rispetto, non puoi scegliere al posto suo. Puoi scegliere se continuare a permetterglielo. Alla fine, anche qui torna lo stesso principio. Non possiamo controllare le persone.

Possiamo controllare soltanto la posizione che scegliamo di avere nei loro confronti. E forse una parte della libertà consiste proprio nel lasciare agli altri la loro libertà, anche quando quella libertà produce una scelta che non avremmo mai fatto. Perché se vogliamo essere liberi, dobbiamo accettare una cosa scomoda. Anche gli altri sono liberi di non scegliere noi. Proverbio siciliano “A L I NG UA È L ONG A , MA U C O R I È PATRUNI.”

IL CORPO HA LE SUE REGOLE Per molto tempo abbiamo pensato che la salute fosse soprattutto una questione di comportamento. Mangiare bene, muoversi, dormire abbastanza, evitare gli eccessi. Tutte cose sensate. E in molti casi fanno davvero la differenza. Il problema nasce quando trasformiamo questa idea in una certezza: se mi comporto bene, allora non mi succederà niente. Non funziona così. Puoi prenderti cura del tuo corpo e ammalarti comunque. Puoi fare attenzione a quello che mangi, praticare attività fisica, evitare comportamenti rischiosi e trovarti davanti a una malattia che non avevi previsto. Puoi essere giovane e avere un problema di salute. Puoi essere anziano e stare bene. Puoi fare tutto quello che pensi sia corretto e scoprire comunque che il corpo segue regole che non hai scelto tu.

Questa è una delle cose più difficili da accettare perché il corpo è la parte della nostra vita che sentiamo più vicina. Pensiamo di conoscerlo perché lo abbiamo con noi ogni giorno. Lo vediamo cambiare, sentiamo quando abbiamo fame, quando siamo stanchi, quando qualcosa non va. Ma conoscerlo non significa controllarlo. Il corpo continua a funzionare anche quando non ci pensiamo. Il cuore batte senza che dobbiamo ricordarglielo. Respiriamo senza decidere ogni singolo respiro. Le ferite si chiudono, il corpo cambia con gli anni, le cellule si trasformano. Una quantità enorme di cose avviene senza che la nostra volontà intervenga. E poi arriva il tempo. Il corpo cresce, cambia e invecchia. Non possiamo fermare questo processo. Possiamo cercare di mantenerci in buona condizione, ma non possiamo restare per sempre come siamo oggi. Questo forse è uno dei limiti più evidenti della nostra libertà. Possiamo scegliere cosa fare del nostro corpo, ma non possiamo decidere completamente cosa farà il nostro corpo. Puoi allenarti per mesi e migliorare la tua condizione fisica. Puoi perdere peso, aumentare la forza, cambiare alcune abitudini. Ma non puoi stabilire con precisione come sarai tra vent’anni. Non puoi sapere quali problemi incontrerai. Non puoi negoziare con l’età. E quando arriva una malattia, il bisogno di trovare una spiegazione diventa ancora più forte.

Cerchiamo qualcosa da attribuirle. Ho mangiato male. Ho lavorato troppo. Non mi sono curato abbastanza. Avrei dovuto fare prima un controllo. A volte queste cose hanno un ruolo. Altre volte no. E confondere le due situazioni può diventare un peso inutile. Non tutto ciò che succede al corpo è una conseguenza diretta delle nostre scelte. Questo non significa ignorare la salute. Significa guardarla con maggiore realismo. Prendersi cura di sé ha senso proprio perché alcune cose non possono essere controllate. Se non puoi garantire di rimanere sano, puoi almeno evitare di aggiungere rischi inutili. Puoi fare controlli quando servono, puoi ascoltare i segnali del corpo, puoi cercare di mantenere abitudini ragionevoli. Ma tutto questo non è una garanzia. È preparazione. La differenza è enorme. Una persona può fare tutto correttamente e ammalarsi. Un’altra può avere abitudini pessime e rimanere bene per molti anni. Questo non dimostra che prendersi cura di sé sia inutile.

Dimostra soltanto che la salute non è un sistema matematico nel quale ogni comportamento produce automaticamente un risultato. E forse dovremmo smettere di considerare la malattia come una specie di fallimento personale. Quando qualcosa non funziona nel nostro corpo, non significa necessariamente che abbiamo perso una battaglia. Il corpo non è una macchina che abbiamo comprato e che dobbiamo mantenere perfetta. È qualcosa che cambia continuamente e che, prima o poi, presenterà dei limiti. Anche questo fa parte della vita. La stessa cosa vale per l’invecchiamento. Viviamo in una società che cerca continuamente di nasconderlo. Creme, trattamenti, immagini modificate, prodotti, pubblicità. Ci viene mostrato un corpo che dovrebbe rimanere giovane il più a lungo possibile. Ma il tempo continua a fare il suo lavoro indipendentemente da quello che vediamo sugli schermi. Le rughe arrivano. I capelli cambiano. La forza cambia. Il recupero cambia. Il corpo che a vent’anni sembrava normale può diventare qualcosa da rimpiangere a cinquanta.

E probabilmente ci accorgiamo del valore di alcune cose soltanto quando iniziamo a perderle. Questo non significa che dobbiamo smettere di prenderci cura di noi. Al contrario. Proprio perché il tempo passa, ciò che abbiamo oggi assume un valore diverso. Ma c’è una differenza tra prendersi cura di qualcosa e pretendere di possederla per sempre. Il corpo non ci appartiene nel senso assoluto del termine. Lo abitiamo per un certo periodo. Questa idea può sembrare dura, ma è semplicemente la realtà. E forse anche qui torniamo al concetto di libertà. Essere liberi non significa poter decidere tutto ciò che accade dentro di noi. Significa anche riuscire a vivere senza trasformare ogni limite in una guerra contro la realtà. Non possiamo scegliere sempre quanto durerà la nostra salute. Non possiamo scegliere quando il corpo inizierà a cambiare. Non possiamo sapere quali problemi incontreremo. Possiamo però decidere come vivere il tempo in cui stiamo bene. E forse questa è una delle cose che dimentichiamo più facilmente. Passiamo così tanto tempo a preoccuparci di ciò che potrebbe succedere che rischiamo di non accorgerci di ciò che sta succedendo adesso.

Il corpo non promette niente. Non promette salute eterna. Non promette forza eterna. Non promette tempo infinito. Ci concede soltanto un periodo. E forse imparare a vivere significa anche smettere di chiedergli qualcosa che non può darci. Proverbio siciliano “A S A L U T I È R I C C H EZZA . ”

IL TEMPO NON TRATTA Il tempo è una delle poche cose che tutti possediamo nella stessa misura e che, allo stesso tempo, nessuno può conservare. Puoi avere più denaro, più proprietà, più possibilità e più sicurezza di qualcun altro, ma non puoi comprare un’ora che hai già perso. Puoi comprare quasi tutto ciò che vuoi, ma non puoi comprare ieri. Quando siamo giovani, il tempo sembra infinito. Una giornata sembra lunga, un anno sembra lontanissimo e il futuro sembra qualcosa che arriverà molto più avanti. Poi, lentamente, qualcosa cambia. Gli anni iniziano a passare più velocemente. Le persone cambiano. I luoghi cambiano. Alcune cose che sembravano normali diventano ricordi. E ti accorgi che il tempo non ha mai aspettato nessuno. Questo è strano perché siamo abituati a pensare di poter recuperare quasi tutto. Se perdi denaro puoi provare a

guadagnarlo di nuovo. Se perdi un lavoro puoi cercarne un altro. Se fai un errore puoi correggerlo. Se una macchina si rompe puoi ripararla. Con il tempo è diverso. Un’ora persa rimane persa. Puoi riempire le ore successive, ma non puoi tornare indietro e usare quella che hai lasciato passare. Per questo il tempo è forse il limite più concreto che abbiamo. Non dipende dalla nostra volontà. Continua a passare quando siamo occupati e quando siamo fermi, quando siamo felici e quando siamo preoccupati, quando stiamo costruendo qualcosa e quando non stiamo facendo niente. Non possiamo fermarlo. Possiamo soltanto decidere cosa farne mentre passa. Ed è proprio qui che spesso nasce una contraddizione. Passiamo gran parte della vita cercando di guadagnare denaro, pensando che il denaro ci permetterà di comprare libertà in futuro. Ma per guadagnarlo dobbiamo utilizzare una parte del tempo che non tornerà più. Questo non significa che lavorare sia sbagliato. Il lavoro serve. Il denaro serve. Costruire qualcosa serve. Il problema nasce quando dimentichiamo quale sia la risorsa che stiamo realmente scambiando. Quando lavori non vendi soltanto le tue ore.

Stai utilizzando una parte della tua vita. È una differenza che cambia il modo di guardare al lavoro, al denaro e perfino alle cose che consideriamo importanti. Una persona può spendere anni inseguendo qualcosa che non desidera davvero. Può passare il tempo cercando di impressionare persone che tra dieci anni forse non vedrà più. Può accumulare oggetti che userà pochissimo. Può rimandare continuamente ciò che vorrebbe fare, pensando che ci sarà sempre un momento migliore. Poi quel momento arriva. Ma non arriva sempre quando pensavamo. Alcune persone aspettano la pensione per iniziare a vivere diversamente. Altre aspettano di avere più soldi. Altre aspettano che i figli crescano. Altre aspettano che il lavoro migliori. Il problema è che il futuro non è garantito. Non sappiamo quanto tempo avremo a disposizione e non sappiamo in quali condizioni arriveremo a quel momento. Questo non significa vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo. Anche questa può diventare una frase vuota. Significa semplicemente smettere di comportarsi come se il tempo fosse una risorsa infinita. Non lo è. Il tempo cambia anche il valore delle cose.

Una casa può essere importante per trent’anni e poi diventare soltanto un luogo pieno di ricordi. Un oggetto che oggi desideri moltissimo può diventare irrilevante tra qualche anno. Un lavoro che oggi sembra fondamentale può diventare soltanto una riga nel tuo passato. E le persone cambiano ancora più velocemente. Un bambino cresce. Un genitore invecchia. Un amico prende una strada diversa. Una persona che oggi puoi vedere ogni giorno potrebbe un giorno non esserci più. Questa è la parte del tempo che spesso preferiamo non guardare. Il tempo non porta soltanto nuove cose. Ne porta via anche alcune. Non possiamo scegliere quali. Possiamo però scegliere se accorgerci di quello che abbiamo mentre è ancora presente. Forse è questo il punto più difficile. Quando qualcosa fa parte della nostra vita da molto tempo, smettiamo di considerarla una possibilità e iniziamo a considerarla una certezza. Pensiamo che quella persona ci sarà sempre. Che quel posto sarà sempre lì. Che avremo sempre la stessa energia. Che potremo sempre fare quella cosa.

Poi il tempo modifica tutto. Non necessariamente in modo negativo. Crescere significa anche cambiare, imparare, conoscere persone nuove, costruire cose che prima non esistevano. Il problema non è che il tempo cambia le cose. Il problema è che noi vorremmo poter scegliere quando. Vorremmo fermare alcuni momenti e accelerarne altri. Vorremmo che certe persone rimanessero. Vorremmo che alcuni periodi non finissero. Vorremmo poter tornare indietro quando ci accorgiamo di aver sbagliato. Ma il tempo non tratta. Non fa eccezioni. Non si ferma perché non siamo pronti. E forse questa è la ragione per cui dovremmo smettere di considerarlo soltanto come qualcosa che perdiamo e iniziare a considerarlo come qualcosa che utilizziamo. Ogni giorno ne spendiamo una parte. La domanda non è se stiamo spendendo tempo. Lo stiamo facendo comunque. La domanda è dove lo stiamo mettendo.

Possiamo spenderlo per costruire qualcosa. Possiamo spenderlo con qualcuno. Possiamo spenderlo lavorando. Possiamo spenderlo riposando. Possiamo perfino sprecarlo. Anche sprecare tempo è una scelta. Ma c’è una cosa importante da ricordare: non tutto il tempo deve essere produttivo. Anche stare fermi ha un valore. Una passeggiata senza uno scopo, una giornata tranquilla, qualche ora passata senza fare nulla di utile secondo gli standard degli altri possono essere tempo vissuto, non tempo perso. Il problema non è non produrre. Il problema è vivere continuamente in automatico senza sapere dove stanno andando le proprie giornate. Perché il tempo non ci chiederà mai se eravamo pronti. Continuerà a passare. E alla fine forse la cosa più difficile da accettare non è che il tempo passa. È che passa anche mentre pensiamo di avere ancora tempo.

Proverbio siciliano “U TEMPU PASSA E NUN TORNA. ”

LA PERD I TA FA PARTE DEL LA V ITA Ci sono cose che possiamo costruire con attenzione e che, prima o poi, possiamo comunque perdere. Una casa, un lavoro, dei soldi, un oggetto a cui siamo affezionati, un luogo, un progetto. Ma ci sono perdite che hanno un peso diverso. Sono quelle che riguardano le persone, i rapporti e le parti della nostra vita che pensavamo sarebbero rimaste lì per sempre. Il problema è che quando qualcosa ci appartiene per molto tempo iniziamo a considerarla una certezza. Non pensiamo più alla possibilità di perderla. Una persona che vediamo ogni giorno diventa parte della normalità. Una casa in cui abbiamo vissuto per anni diventa semplicemente casa. Un amico che conosciamo da sempre sembra destinato a esserci anche domani. Poi qualcosa cambia. Una persona può morire. Un rapporto può finire. Un amico può trasferirsi. Una famiglia può dividersi. Una casa può essere

venduta. Un’attività può chiudere. Un oggetto può rompersi e non essere più sostituibile perché il suo valore non era realmente nell’oggetto. In quel momento capisci che non possedevi davvero quella cosa nel senso in cui pensavi. Faceva parte della tua vita. E le cose che fanno parte della nostra vita non sono necessariamente destinate a rimanerci per sempre. Questo vale soprattutto per le persone. Possiamo amarle, proteggerle, aiutarle e costruire con loro una parte importante della nostra vita. Ma non possiamo stabilire quanto durerà quel rapporto. Possiamo sperare che una persona rimanga con noi per sempre, ma non possiamo trasformare quella speranza in una garanzia. È una delle realtà più difficili da accettare perché quando perdiamo qualcuno cerchiamo immediatamente qualcosa da fare. Vorremmo poter tornare indietro, cambiare una frase, prendere una decisione diversa, arrivare prima, accorgerci prima di qualcosa. A volte avremmo potuto fare qualcosa. A volte no. Ed è proprio questa differenza che può diventare difficile da riconoscere.

Non tutte le perdite sono il risultato di un nostro errore. Alcune arrivano semplicemente perché la vita cambia. Anche i rapporti finiscono in questo modo. Non sempre c’è un grande litigio. A volte due persone semplicemente prendono direzioni diverse. Quello che una volta era importante smette di esserlo. Le abitudini cambiano. Le priorità cambiano. Le persone crescono in direzioni diverse. E allora ci troviamo davanti a una cosa che non avevamo previsto: qualcosa che funzionava non funziona più. La nostra reazione spesso è cercare di riportare tutto com’era. Ma il passato non è un posto in cui possiamo tornare. Possiamo ricordarlo. Possiamo imparare da quello che è successo. Possiamo conservare ciò che ha significato per noi. Ma non possiamo ricostruire esattamente lo stesso momento. Questo vale anche per le cose materiali. A volte conserviamo oggetti per anni non perché abbiano un grande valore economico, ma perché rappresentano qualcosa. Un vecchio telefono, una fotografia, un attrezzo, un mobile, una macchina. Quando li perdiamo non perdiamo soltanto l’oggetto. Perdiamo il legame che avevamo costruito con quel periodo della nostra vita. Ed è per questo che alcune cose non possono essere sostituite semplicemente comprandone un’altra.

Puoi comprare un’altra macchina. Non puoi comprare gli anni che hai passato con quella. Puoi comprare una casa diversa. Non puoi comprare le giornate vissute dentro quella casa. Puoi conoscere altre persone. Non puoi sostituire esattamente una persona che hai perso. Questo non significa vivere attaccati al passato. Significa riconoscere il valore di ciò che è stato. La perdita ci insegna qualcosa che spesso dimentichiamo quando tutto va bene: niente è completamente garantito. Questo può sembrare negativo, ma può cambiare il modo in cui guardiamo ciò che abbiamo. Se pensi che una persona sarà sempre lì, puoi rimandare una telefonata. Se pensi che avrai sempre tempo, puoi rimandare un incontro. Se pensi che quel posto esisterà per sempre, puoi decidere di non tornarci. Poi un giorno potresti scoprire che non è più possibile. Non possiamo vivere pensando continuamente alla perdita. Sarebbe impossibile. Ma possiamo smettere di comportarci come se tutto fosse eterno.

Forse è proprio questo che rende alcune cose più preziose. Una giornata normale non sembra importante mentre la stai vivendo. Una cena con la famiglia, una passeggiata, una conversazione, una giornata di lavoro, un viaggio in macchina. Sono cose comuni. Poi diventano ricordi. E quando diventano ricordi capiamo che non erano così comuni come pensavamo. La perdita fa parte della vita proprio perché la vita cambia continuamente. Alcune cose arrivano, altre rimangono per molto tempo e altre ancora se ne vanno rapidamente. Non possiamo scegliere completamente questa sequenza. Possiamo però decidere cosa facciamo mentre le abbiamo. Questo non elimina il dolore della perdita. Non deve eliminarlo. Alcune perdite fanno male proprio perché qualcosa aveva valore. Se una cosa non avesse avuto importanza, probabilmente non sentiremmo la sua mancanza. Forse allora il problema non è cercare di vivere senza perdere nulla. È impossibile. Il problema è pensare che per essere liberi dobbiamo riuscire a trattenere tutto ciò che amiamo. Non possiamo.

Possiamo soltanto vivere ciò che abbiamo finché ce l’abbiamo, senza trasformare ogni cosa in una proprietà permanente. Perché alcune persone resteranno. Altre se ne andranno. Alcune cose dureranno anni. Altre dureranno pochi giorni. E alcune delle cose più importanti della nostra vita potrebbero esserlo state proprio perché, prima o poi, erano destinate a finire. Proverbio siciliano “OGNI COSA HAVI U SO TEMPU . ”

QUANDO LA REALTÀ NON SEGUE I TUO I PIANI Ci sono momenti in cui il problema non è quello che è successo. Il problema è che è successo qualcosa di diverso da quello che avevamo immaginato. Avevamo costruito un’idea precisa del futuro e, quando la realtà prende un’altra direzione, ci sembra quasi di aver perso il controllo. In realtà non avevamo mai avuto quel controllo. Avevamo soltanto fatto un programma. Questo succede continuamente. Pensiamo a come dovrebbe andare il lavoro, a come dovrebbe comportarsi una persona, a quanto dovremmo guadagnare, a dove dovremmo essere arrivati a una certa età. Costruiamo una specie di percorso nella nostra testa e poi confrontiamo continuamente la realtà con quel percorso. Se le cose coincidono, pensiamo che tutto stia andando bene.

Se non coincidono, pensiamo che qualcosa sia andato storto. Ma forse non è sempre così. Un ragazzo può pensare di laurearsi, trovare un buon lavoro, comprare casa e costruire una famiglia entro una certa età. Poi può cambiare idea. Può non trovare il lavoro che cercava. Può conoscere una persona diversa da quella che immaginava. Può decidere di trasferirsi. Può scoprire di non volere più la vita che aveva programmato. Non necessariamente ha fallito. Forse è semplicemente cambiata la persona che aveva fatto quel programma. Anche questo è difficile da accettare. Siamo abituati a giudicare la nostra vita utilizzando obiettivi che abbiamo stabilito anni prima. Ma la persona che ha fatto quei programmi potrebbe non esistere più nello stesso modo. A vent’anni puoi desiderare una cosa. A trenta puoi desiderarne un’altra. A cinquanta puoi guardare entrambe e chiederti perché fossero così importanti. Non c’è necessariamente una contraddizione. Le persone cambiano. E se cambiamo noi, è normale che cambi anche la direzione.

Il problema nasce quando continuiamo a seguire un piano soltanto perché lo avevamo deciso tempo prima. È successo anche a molte persone con il lavoro. Iniziano una carriera pensando di rimanerci per tutta la vita. Poi scoprono che non gli piace. Continuano comunque perché hanno già investito anni, perché hanno paura di ricominciare o perché pensano che cambiare significhi aver fallito. Ma il tempo già investito non obbliga a investire anche quello futuro. Lo stesso vale per le relazioni, gli acquisti, gli investimenti e i progetti. A volte insistiamo non perché la strada sia ancora giusta, ma perché ammettere che è cambiata ci costringerebbe ad accettare che il nostro piano precedente non funzionava più. La realtà non ha questo problema. Non si preoccupa di contraddire le nostre aspettative. Se cambiano le condizioni, cambia il risultato. Noi invece possiamo continuare a comportarci come se nulla fosse cambiato. Ed è qui che perdiamo tempo. Una persona può passare anni cercando di riportare la propria vita a com’era prima di un evento. Può aspettare che una persona torni a essere quella di prima. Può aspettare che il lavoro torni

come prima. Può aspettare che il mercato torni come prima. Può aspettare che il proprio corpo torni come prima. A volte succede. Molto spesso no. Il passato può essere un riferimento, ma non può diventare una condizione necessaria per poter stare bene nel presente. Questo non significa accettare passivamente qualsiasi cosa. Se qualcosa può essere cambiato, puoi provare a cambiarlo. Se un problema ha una soluzione, puoi cercarla. Se una situazione non ti va bene, puoi decidere di uscirne. Ma quando hai fatto tutto quello che potevi e la realtà continua a essere diversa da quella che volevi, rimane una scelta: continuare a combattere contro il fatto che sia successo oppure iniziare a guardare ciò che hai davanti. Questa distinzione è fondamentale. Accettare non significa approvare. Non significa dire che una perdita è giusta, che una malattia è giusta, che un tradimento è giusto o che un fallimento è giusto. Significa riconoscere che è successo. La realtà non cambia perché non ci piace. E prima lo riconosci, prima puoi decidere cosa fare dopo.

Forse è questa la parte più difficile dell’intero discorso sul controllo. Siamo disposti ad accettare che non possiamo controllare il tempo, il caso o le decisioni degli altri, ma facciamo molta più fatica ad accettare che anche i nostri piani possano essere sbagliati. Perché un piano ci dà sicurezza. Ci permette di immaginare il futuro. Ci fa sentire preparati. Ma un piano rimane una previsione. Non è il futuro. Per questo penso che sia utile avere una direzione senza trasformarla in una gabbia. Puoi sapere dove vorresti andare senza pretendere di conoscere ogni strada che userai. Puoi avere degli obiettivi senza decidere che la tua vita sarà un fallimento se non li raggiungerai esattamente nel modo previsto. Puoi costruire qualcosa senza pretendere che rimanga identico per sempre. La realtà cambierà. Cambierai anche tu. E probabilmente il percorso cambierà più volte. Forse non dobbiamo avere paura di questo.

Forse dobbiamo soltanto smettere di confondere la stabilità con l’immobilità. Una vita completamente prevedibile sarebbe impossibile. E forse, se lo fosse, non sarebbe nemmeno quella che immaginiamo. Perché alcune delle cose che oggi consideriamo importanti sono nate proprio da qualcosa che non avevamo programmato. Un incontro. Una scelta improvvisa. Un errore. Una deviazione. Una porta che si è chiusa. Un’altra che non avevamo visto. Non possiamo sapere in anticipo quale significato avranno gli eventi che oggi sembrano soltanto ostacoli. Possiamo soltanto attraversarli. Alla fine, forse, il problema non è avere un piano. È credere che la vita abbia il dovere di rispettarlo. Non lo farà. E forse la libertà comincia proprio quando smettiamo di chiederle di farlo.

Proverbio siciliano “A V I TA NUN VA S E M P R I C OMU VUO I. ” LA MI A V I S I ONE

Quando ho iniziato a mettere insieme tutte queste riflessioni, mi sono accorto che c’era una contraddizione che continuava a tornare. Da una parte vogliamo essere liberi. Vogliamo scegliere, costruire, decidere, cambiare le cose che non ci piacciono e avere il controllo della nostra vita. Dall’altra, più osserviamo la realtà, più ci rendiamo conto che una parte enorme di quello che ci succede non dipende da noi. E allora la domanda diventa inevitabile: che senso ha parlare di libertà se non possiamo controllare tutto? Per molto tempo ho pensato che essere liberi significasse avere il maggior controllo possibile. Controllare il proprio tempo, il proprio lavoro, il proprio denaro, le proprie scelte. Ridurre le dipendenze, eliminare ciò che non serve, imparare a pensare con la propria testa e costruire qualcosa che dipenda sempre meno dagli altri. Tutto questo continua ad avere senso per me. Ma oggi aggiungerei una cosa che prima vedevo meno chiaramente. Anche il controllo ha un limite. Puoi organizzare la tua vita nel modo migliore possibile e incontrare comunque qualcosa che non avevi previsto. Puoi essere indipendente e avere bisogno di qualcuno. Puoi avere abbastanza denaro e non poter comprare ciò che davvero conta. Puoi conoscere le regole e trovarti davanti a qualcosa che nessuna regola aveva previsto. Puoi avere una mente libera e non poter scegliere quello che gli altri penseranno di te. Puoi costruire il tuo

futuro e scoprire che il futuro aveva già preparato qualcosa di diverso. Questo non rende inutili le nostre scelte. Le rende più reali. Perché scegliere non significa comandare il risultato. Significa decidere quale direzione prendere sapendo che il risultato non sarà mai completamente nelle nostre mani. Questa distinzione cambia anche il significato della responsabilità. Essere responsabili non significa considerarsi colpevoli di tutto ciò che accade. Significa riconoscere ciò che dipende da noi e occuparcene senza prenderci anche il peso di ciò che non possiamo controllare. Se una persona sceglie di andarsene, non posso decidere al posto suo. Posso decidere come comportarmi davanti a quella scelta. Se una malattia arriva, non posso sempre impedirla. Posso decidere come affrontare ciò che è possibile affrontare. Se perdo qualcosa, non posso cancellare la perdita. Posso decidere cosa fare con ciò che rimane. Se un progetto fallisce, non posso cambiare il risultato già avvenuto. Posso decidere se fermarmi oppure provare a costruire qualcosa di diverso. Questa non è una forma di rassegnazione. È, forse, una forma più adulta di libertà. Perché quando pensi che tutto dipenda da te, finisci per vivere in una tensione continua. Devi prevedere tutto, evitare ogni errore,

controllare ogni rischio, capire cosa pensano gli altri, proteggerti da ogni possibile problema. Ma una vita costruita interamente sul controllo non è realmente libera. È una vita che cerca continuamente di difendersi da qualcosa che prima o poi succederà comunque. L’imprevisto arriverà. Qualcuno ti deluderà. Qualcosa si romperà. Il corpo cambierà. Il tempo passerà. Qualcuno se ne andrà. Una possibilità che aspettavi non arriverà. Un’altra potrebbe arrivare quando non la stavi cercando. Non possiamo eliminare tutto questo. Possiamo soltanto decidere quanto spazio concedergli dentro la nostra vita. Ed è qui che ritorna una cosa che considero fondamentale: scegliere cosa tenere e cosa lasciare andare. Non soltanto gli oggetti, il lavoro, le abitudini o le regole che non ci servono. Anche le aspettative che abbiamo costruito senza accorgercene. L’idea che la nostra vita debba essere esattamente in un certo modo. L’idea che a una certa età dovremmo avere determinate cose. L’idea che il nostro impegno debba sempre produrre un risultato. L’idea che le persone che amiamo debbano

rimanere per sempre. L’idea che, se facciamo tutto correttamente, la vita ci debba qualcosa in cambio. Non ci deve niente. E questa frase può sembrare dura, ma contiene anche una forma di libertà. Se la vita non ti deve un risultato, non devi passare tutta la tua esistenza a chiederti perché non lo hai ricevuto. Puoi guardare quello che hai, capire cosa puoi ancora costruire e ripartire da lì. Non significa smettere di desiderare. Significa smettere di confondere il desiderio con una garanzia. Puoi desiderare una vita lunga e non sapere quanto durerà. Puoi desiderare ricchezza e non sapere quanto riuscirai a costruire. Puoi desiderare una famiglia unita e non poter decidere le scelte degli altri. Puoi desiderare salute e non poterla garantire. Puoi desiderare successo e non sapere quanta parte del risultato dipenderà dalla fortuna. Puoi desiderare libertà e scoprire che anche la libertà vive dentro dei limiti. Ma questo non significa che non valga la pena provarci. Al contrario.

Forse proprio perché il risultato non è garantito, le nostre scelte hanno valore. Se tutto fosse certo, non ci sarebbe davvero bisogno di coraggio. Se bastasse inserire le decisioni corrette per ottenere sempre il risultato corretto, vivere sarebbe soltanto seguire un procedimento. La realtà non funziona così. Possiamo soltanto fare la nostra parte. E poi vedere cosa succede. Questa idea cambia anche il rapporto con il successo. Una persona che ha costruito qualcosa dovrebbe poter riconoscere il proprio lavoro senza dimenticare che non tutto è stato merito suo. Ci sono state condizioni favorevoli, persone incontrate, momenti giusti, occasioni che si sono presentate. Questo non cancella il lavoro. Lo mette nella sua giusta posizione. Allo stesso modo, chi ha fallito non dovrebbe necessariamente considerarsi incapace. Forse ha sbagliato. Forse avrebbe potuto fare meglio. Ma forse ha incontrato condizioni che non poteva controllare. Essere lucidi significa riuscire a distinguere le due cose. Quello che potevo fare. Quello che non potevo fare. Quello che posso ancora cambiare.

Quello che ormai è successo. È una distinzione semplice, ma può evitare anni di rabbia inutile. Perché ci sono cose contro cui possiamo combattere e cose contro cui combattere non serve. Non puoi discutere con il tempo. Non puoi convincere il passato a cambiare. Non puoi obbligare una persona ad amarti. Non puoi ordinare alla fortuna di arrivare. Non puoi chiedere al caso di rispettare i tuoi programmi. Non puoi pretendere dal corpo che rimanga identico per sempre. A un certo punto devi smettere di combattere contro ciò che è già reale. E questo, per me, non significa diventare più deboli. Significa diventare più difficili da spezzare. Perché quando smetti di pretendere che il mondo funzioni secondo le tue aspettative, ogni cambiamento non deve più distruggere l’intera struttura che avevi costruito nella tua testa. Puoi cambiare strada. Puoi ricominciare. Puoi perdere qualcosa senza perdere te stesso.

Puoi avere meno senza sentirti necessariamente povero. Puoi non avere il controllo senza sentirti completamente impotente. Puoi accettare un limite senza considerarlo una sconfitta. Forse è questo il punto in cui tutte queste idee si incontrano. La libertà non consiste nell’avere una vita senza vincoli. Una vita del genere non esiste. La libertà consiste nel capire quali vincoli puoi eliminare, quali puoi modificare e quali devi semplicemente accettare. Puoi ridurre ciò che ti pesa inutilmente. Puoi imparare ciò che non sai. Puoi costruire qualcosa di tuo. Puoi scegliere come usare il tuo tempo. Puoi usare il denaro come strumento invece di diventare uno strumento del denaro. Puoi pensare con la tua testa. Puoi decidere quali regole hanno senso per te. Ma poi devi anche accettare che esistono cose che nessuna libertà personale può cancellare. Il tempo.

La perdita. Il caso. La malattia. La morte. Le decisioni degli altri. L’incertezza. Non sono nemici da sconfiggere. Sono parte della realtà dentro cui dobbiamo vivere. E forse è proprio questo che rende la libertà diversa dalla semplice volontà di fare ciò che vogliamo. Fare quello che vuoi quando tutto va secondo i piani è relativamente facile. La parte difficile arriva quando la vita decide qualcosa al posto tuo. Lì non puoi più scegliere l’evento. Puoi soltanto scegliere te stesso davanti all’evento. Questa è la parte che rimane. Non sempre possiamo scegliere ciò che ci accade. Possiamo però provare a non permettere che ciò che ci accade stabilisca completamente chi diventiamo. È una differenza enorme. Una perdita può cambiare la tua vita, ma non deve necessariamente cancellare tutto ciò che eri. Un fallimento può

modificare la tua strada, ma non deve decidere il valore di tutto quello che hai imparato. Una persona può andarsene, ma non può cancellare automaticamente gli anni che avete vissuto. Il tempo può portarti via qualcosa, ma proprio per questo ciò che hai oggi merita di essere guardato mentre esiste. Alla fine mi rimane una convinzione molto semplice. Non siamo padroni della vita. Siamo dentro la vita. Possiamo scegliere alcune direzioni, costruire alcune cose, rifiutare alcuni vincoli e cambiare alcune condizioni. Ma non possiamo comandare il vento, il tempo, le persone, il caso o il destino. E forse non serve. Forse abbiamo passato troppo tempo a cercare di controllare tutto e troppo poco tempo a capire cosa vale davvero la pena controllare. Io non voglio una vita completamente prevedibile. Voglio una vita nella quale le mie scelte abbiano ancora un significato, anche quando il risultato non è garantito. Voglio poter cambiare direzione quando qualcosa non funziona. Voglio avere abbastanza libertà da scegliere, ma anche abbastanza lucidità da accettare quando non posso scegliere. Voglio costruire senza credere che ciò che costruisco durerà per sempre.

Voglio vivere sapendo che alcune cose finiranno. Non perché questo renda la vita più facile. Ma perché la rende più vera. Alla fine, forse, la libertà più grande non è riuscire a controllare tutto. È sapere cosa è nelle nostre mani, lasciare andare ciò che non lo è e continuare comunque a camminare. Proverbio siciliano “CU LASSA LA STRATA VECCHIA PI LA NOVA, LI GUAI CA LASSA NUN LI SAPI, LI GUAI CA TROVA SÌ. ”

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