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avrebbe continuato ad essere un bravo studente e che non avrebbe tralasciato gli studi per il pallone. Dopo mille perplessità acconsentirono. Finalmente Dodò avrebbe potuto giocare in una vera squadra e non gli ci volle molto per diventare uno dei più bravi giocatori nel suo ruolo di centrocampista. Con gli anni Dodò passò di squadra in squadra fino ad approdare in serie B, nel frattempo la sua carriera di calciatore proseguiva in parallelo con gli studi, Dodò scelse di frequentare l’università della F.I.G.C.. Gli studi e le lezioni proseguirono insieme alle partite e agli allenamenti fino alla laurea in ingegneria, che conseguì con il massimo dei voti. Quando all’età di 27 anni subì un infortunio, la sua carriera di calciatore ebbe uno stop e la convalescenza fu molto lunga. Una volta ristabilitosi, non essendo più al massimo della forma e su suggerimento dei dirigenti della F.I.G.C., che riconoscevano in Domenico un esempio di correttezza e onestà, iniziò a frequentare i corsi per diventare un arbitro. Dopo le lezioni superate tutte brillantemente, gli chiesero se preferiva fare l’arbitro sul campo o dirigere la VAR. Domenico rispose: «Preferirei dirigere la VAR». Lui si dimostrò molto efficiente ed esperto nel suo compito, riuscì ad identificare e far licenziare molti arbitri che venivano pagati per barare e truccare le partite e una volta trovò anche delle bottiglie contenenti del liquido dopante. La sua carriera di arbitro proseguì fino ad arrivare a poter controllare la partita più importante, fu scelto infatti per dirigere la Finale dei Mondiali, ma, durante l’incontro, successe una cosa scioccante: l’arbitro stava cercando di 43

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